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Storia dell'Italia contemporanea 1943-2019

Storia dell'Italia contemporanea 1943-2019

di Umberto Gentiloni Silveri 2019 405 pagine
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Punti chiave

1. Dalle Macerie alla Repubblica: Nascita e Fondamenti (1943-1948)

La Repubblica rappresenta innanzitutto un cammino, un orizzonte possibile, un esito non scontato di processi che conducono lontano dal suo atto di nascita formale, da quel certificato che porta la data del referendum del 2 giugno 1946.

Un percorso non scontato. La nascita della Repubblica Italiana nel 1946 non fu un evento isolato, ma il culmine di un complesso processo storico radicato nella "età della catastrofe" (1915-1945), segnato dalla crisi del fascismo, dalla Seconda Guerra Mondiale e dalla guerra civile. L'Italia, dopo il fallimento delle ambizioni egemoniche di Mussolini e l'armistizio dell'8 settembre 1943, si trovò divisa e occupata, con la Monarchia in fuga e la Resistenza che emergeva come forza unificante.

Democrazia e partecipazione di massa. Il dopoguerra vide l'affermazione di una democrazia inclusiva, con il suffragio universale (esteso anche alle donne per la prima volta) e l'elezione dell'Assemblea Costituente. Questo segnò una rottura con il passato liberale e fascista, ponendo le basi per un nuovo patto sociale fondato sulla partecipazione popolare e sui diritti sociali, come sancito dalla Costituzione del 1948.

Il compromesso fondativo. La Costituzione fu il risultato di un "compromesso costituzionale" tra diverse culture politiche (cattolici, socialisti, comunisti, liberali), che rinunciarono a parte dei propri programmi per costruire un equilibrio condiviso. Questo compromesso, sebbene talvolta contraddittorio, fu essenziale per la stabilità della nascente Repubblica, ponendo le basi per la "Repubblica dei partiti" e il suo sviluppo nel contesto europeo del dopoguerra.

2. L'Italia nel Contesto Bipolare: Scelte e Vincoli Internazionali

Il dopoguerra italiano è parte di una storia più ampia, inserito nel cammino di definizione di un ordine internazionale come risposta alle tragedie che l’umanità aveva conosciuto.

L'eredità della Guerra Fredda. La Repubblica Italiana si sviluppò in un contesto internazionale dominato dalla Guerra Fredda, con la divisione del mondo in blocchi Est-Ovest. Questa polarizzazione influenzò profondamente la politica interna italiana, definendo alleanze e limiti per i partiti, in particolare escludendo le sinistre dal governo per decenni.

Scelta atlantica ed europea. L'Italia, pur essendo un ex-nemico, riuscì a integrarsi rapidamente nel blocco occidentale, aderendo al Piano Marshall e alla NATO (1949). La lungimiranza di leader come Alcide De Gasperi fu cruciale nel posizionare l'Italia come ponte tra Europa e Stati Uniti, vedendo nell'integrazione europea e nell'alleanza atlantica pilastri irrinunciabili per la stabilità e la crescita.

Il Trattato di Pace e le sue conseguenze. Il Trattato di Pace del 1947 impose all'Italia significative perdite territoriali e coloniali, in particolare sul confine orientale con la Jugoslavia, che portarono all'esodo giuliano-dalmata. Nonostante le difficoltà, l'Italia negoziò l'adesione agli accordi di Bretton Woods e al Fondo Monetario Internazionale, dimostrando la volontà di reinserirsi nell'ordine internazionale.

3. Il Miracolo Economico: Trasformazione e Contraddizioni Sociali

Il miracolo dell’età dell’oro è soprattutto una convinzione diffusa, fino a condividere una previsione ambiziosa e coinvolgente: chi verrà dopo vivrà meglio, avrà più possibilità e mezzi, sarà integrato e protetto da relazioni e connessioni inedite.

Un balzo verso la modernità. Tra la fine degli anni '50 e gli anni '60, l'Italia visse un "miracolo economico" che la trasformò da paese agricolo a potenza industriale. Questo periodo fu caratterizzato da una crescita vertiginosa del PIL, un aumento dei consumi (TV, frigoriferi, automobili) e una profonda mobilità sociale e geografica, con milioni di italiani che migrarono dal Sud al Nord e dalle campagne alle città.

Indicatori di cambiamento:

  • Introduzione della televisione (1954)
  • Consumo di carne pro capite triplicato (1954-1968)
  • Aumento esponenziale di automobili e motociclette
  • Superamento del numero di addetti all'industria rispetto all'agricoltura (1958)
  • Inaugurazione del primo tratto dell'Autostrada del Sole (1958)

Modernità fragile e diseguale. Nonostante l'ottimismo diffuso, il miracolo economico fu "bifronte": se da un lato portò benessere, dall'altro non cancellò le profonde disuguaglianze e arretratezze, in particolare nel Mezzogiorno. La rapidità delle trasformazioni economiche non fu accompagnata da un'adeguata rifondazione culturale e politica, lasciando il paese con una modernità "incompleta e incompresa" e una crescente distanza tra una società in movimento e una politica immobile.

4. La Svolta del Centrosinistra: Apertura Politica e Crisi del '56

Il 1956 fu l’anno che rese evidente come né la divisione in blocchi né l’asprezza ideologica della guerra fredda avevano potuto impedire il formarsi di sempre più frequenti focolai di tensione internazionale.

Nuove dinamiche della Guerra Fredda. La metà degli anni '50 segnò una mutazione nella Guerra Fredda, con eventi come il XX Congresso del PCUS (1956) e la repressione della rivolta ungherese, che incrinò le certezze del blocco comunista e spinse settori della sinistra italiana a riconsiderare le proprie posizioni. Questo aprì la strada a nuove alleanze politiche in Occidente.

Nascita del Centrosinistra. In Italia, la crisi del centrismo degasperiano e la necessità di una maggiore stabilità di governo portarono all'apertura politica verso il Partito Socialista Italiano (PSI). Leader come Aldo Moro (DC) e Pietro Nenni (PSI) furono i principali fautori di questa alleanza, che mirava ad allargare la base democratica del governo e a isolare le estreme.

Resistenze e sfide. La formazione del centrosinistra incontrò forti resistenze, sia interne ai partiti (DC e PSI) che esterne (Vaticano, Stati Uniti, PCI). La crisi del governo Tambroni (1960), sostenuto dal MSI, e le violente proteste giovanili ("magliette a strisce") evidenziarono la fragilità del quadro politico e la necessità di una svolta. Nonostante le difficoltà, il centrosinistra "organico" di Moro (1963) realizzò importanti riforme come la nazionalizzazione dell'energia elettrica e la scuola media unica.

5. Il Lungo Sessantotto: Movimenti, Proteste e Nuove Fratture

Nel profondo, è una nuova umanità che vuole farsi, è il moto irresistibile della Storia.

Una rivoluzione culturale globale. Il "lungo Sessantotto" fu un fenomeno planetario che, a partire dalle università americane (Berkeley, 1964) e poi europee (maggio parigino, primavera di Praga), scosse le fondamenta delle società occidentali. In Italia, il movimento studentesco (dall'omicidio di Paolo Rossi nel 1966 agli scontri di Valle Giulia nel 1968) si legò all'autunno caldo operaio del 1969, creando un'inedita saldatura tra studenti e lavoratori.

Crisi delle istituzioni e nuove soggettività. Il Sessantotto mise in discussione l'autoritarismo, le gerarchie tradizionali (famiglia, Chiesa, fabbrica, università) e la capacità dei partiti di rappresentare le nuove istanze. Emerse un protagonismo giovanile e femminile, con il femminismo che portò una "rivoluzione profonda" nei rapporti sociali e politici, e una critica radicale ai modelli capitalistici dominanti.

Eredità e incomprensioni. Il movimento, sebbene minoritario, lasciò un'eredità complessa, caratterizzata da una "difficoltà di trasmettere realmente il sapere e l'esperienza del '68". La sua spinta alla politicizzazione e alla partecipazione si scontrò con l'incapacità della politica tradizionale di riformarsi, contribuendo a una crescente divaricazione tra "paese e palazzo" e ponendo le premesse per le radicalizzazioni successive.

6. La Strategia della Tensione e gli Anni di Piombo (1969-1978)

La cosiddetta strategia della tensione ebbe la finalità, anche se fortunatamente non conseguì il suo obiettivo, di rimettere l’Italia sui binari della normalità dopo le vicende del ’68 e il cosiddetto autunno caldo.

L'escalation della violenza politica. La fine degli anni '60 vide l'inizio di una stagione di violenza politica, definita "strategia della tensione", che mirava a destabilizzare il paese e favorire una svolta autoritaria. La strage di Piazza Fontana a Milano (12 dicembre 1969), con 17 morti, segnò la "fine dell'innocenza" e l'inizio di un'escalation di attentati, spesso di matrice neofascista, e di depistaggi.

Il terrorismo rosso e la lotta armata. Parallelamente, emerse il terrorismo di sinistra, con la nascita delle Brigate Rosse (BR) che, a partire dal 1970, iniziarono una "lunga e dolorosa" scia di sangue. Le BR, con azioni di sabotaggio, sequestri (come quello del giudice Sossi nel 1974) e omicidi mirati, cercarono di innescare una "rivoluzione" e di colpire il "cuore dello Stato", alimentando un clima di paura e scontro frontale.

Un decennio di contraddizioni. Gli "anni di piombo" furono un periodo di profonda contraddizione: da un lato, la violenza terroristica (con centinaia di vittime) e i tentativi eversivi (come il golpe Borghese del 1970); dall'altro, un'intensa stagione di riforme sociali e civili, tra cui lo Statuto dei Lavoratori (1970), la riforma del diritto di famiglia e l'istituzione del Servizio Sanitario Nazionale. Questa coesistenza di violenza e progresso rende il decennio "fondamentale" ma difficile da interpretare.

7. Il Dramma Moro: L'Attacco al Cuore dello Stato e le sue Conseguenze

Il mio sangue ricadrebbe su di voi, sul partito, sul paese. Pensateci bene cari amici. Siate indipendenti. Non guardate al domani, ma al dopo domani.

Il sequestro e l'omicidio. Il 16 marzo 1978, le Brigate Rosse rapirono Aldo Moro, presidente della Democrazia Cristiana, assassinando i cinque uomini della sua scorta. Questo evento, durato 55 giorni, rappresentò un attacco senza precedenti al "cuore dello Stato" e un momento di "tragedia nazionale" che scosse profondamente l'Italia, polarizzando il dibattito tra "fermezza" e "trattativa".

La "fermezza" dello Stato. La maggioranza della classe politica e di governo, sostenuta da gran parte dell'opinione pubblica, optò per la linea della fermezza, rifiutando ogni trattativa con i terroristi. Nonostante gli appelli di Paolo VI e le lettere di Moro dalla prigionia, che denunciavano l'isolamento e l'inerzia del suo partito, lo Stato mantenne una posizione intransigente, portando all'uccisione dello statista il 9 maggio 1978.

L'ombra lunga di Moro. L'omicidio di Moro segnò la "fine di un'epoca" e lasciò un'eredità complessa. La sua figura divenne simbolo della democrazia parlamentare italiana e della sua crisi. La tragedia evidenziò la "clamorosa divaricazione tra il paese e il palazzo", l'indebolimento dei partiti e l'inizio di una "transizione" incerta, con la politica che faticava a fare i conti con una nuova realtà di violenza e disaffezione.

8. Le Crisi Economiche e il Declino dei Partiti Tradizionali (Anni '80)

La Repubblica si avvia in modo inconsapevole o irresponsabile a diventare il paese con il debito pubblico più corposo del continente, tra i primi nel mondo per rapporto con il Pil.

Stagflazione e debito pubblico. Gli anni '70 furono segnati da gravi crisi economiche, come lo "shock petrolifero" del 1973-74, che portarono a "stagflazione" (inflazione e stagnazione simultanee) e a un aumento esponenziale del debito pubblico. La spesa pubblica crebbe per ammortizzare gli effetti della crisi, ma senza riforme strutturali, creando un "circolo vizioso" che avrebbe penalizzato le generazioni future.

La "seconda Guerra Fredda" e gli Euromissili. L'inizio degli anni '80 vide una "seconda Guerra Fredda", con l'invasione sovietica dell'Afghanistan e l'installazione di euromissili in Europa. L'Italia, pur tra le proteste pacifiste, aderì alla scelta atlantica, confermando la sua collocazione internazionale. Il PCI, sotto Berlinguer, tentò uno "strappo da Mosca", ma la "terza via" tra i blocchi si rivelò impraticabile.

Crisi politica e "pentapartito". Il sistema politico italiano, dopo la fine della "solidarietà nazionale" post-Moro, entrò in una fase di "lenta agonia". La DC perse la sua centralità, mentre il PSI di Bettino Craxi emerse come forza trainante del "pentapartito" (DC, PSI, PSDI, PRI, PLI). Nonostante una relativa stabilità di governo (Craxi fu il premier più longevo), il sistema era afflitto da litigiosità interna, assenza di riforme e una crescente distanza tra politica e società.

9. Il Crollo del Muro e la Fine della Prima Repubblica (1989-1994)

Il crollo di quel muro avrebbe aperto la strada a ipotesi e politiche che porteranno alla riunificazione della Germania, il più grande processo di ricomposizione continentale e di sfida geopolitica dalla fine del secondo conflitto mondiale.

La fine di un'epoca globale. Il 1989, con la caduta del Muro di Berlino, segnò la fine della Guerra Fredda e l'implosione del blocco orientale. Questo evento ebbe ripercussioni "irreversibili" anche in Italia, dove la "Repubblica dei partiti", strettamente legata al contesto bipolare, iniziò a franare. La riunificazione tedesca e i conflitti nella ex Jugoslavia ridefinirono lo scenario internazionale.

Tangentopoli e la "rivoluzione dei giudici". Internamente, il sistema politico fu travolto dallo scandalo "Tangentopoli", iniziato nel 1992 con l'arresto di Mario Chiesa. Le inchieste di "Mani Pulite" svelarono un sistema diffuso di corruzione che coinvolgeva tutti i partiti di governo e settori dell'imprenditoria. La "rivoluzione dei giudici" delegittimò l'intera classe dirigente, portando alle dimissioni di tutti i segretari dei partiti di maggioranza nel 1993.

Nuove forze e il "ribaltone". Il crollo dei partiti tradizionali (con lo scioglimento della DC) e l'emergere di nuove forze come la Lega Nord e Forza Italia di Silvio Berlusconi, cambiarono radicalmente il quadro politico. Le elezioni del 1994 videro l'affermazione del centrodestra di Berlusconi, segnando l'inizio di un "bipolarismo imperfetto" e di quella che molti definirono la "Seconda Repubblica", sebbene la transizione fosse "incerta e imprevedibile".

10. Mafia, Corruzione e la "Rivoluzione dei Giudici"

Il processo alla mafia lascia il segno, spinge verso coordinamenti di gruppi e associazioni, consolida una base diffusa di protagonismo giovanile.

L'offensiva mafiosa allo Stato. Gli anni '80 e '90 videro una nuova e sanguinosa radicalizzazione dello scontro tra la mafia e lo Stato. Cosa Nostra, con l'ascesa dei corleonesi, colpì simboli delle istituzioni (magistrati, politici, forze dell'ordine) in una "guerra senza quartiere". L'omicidio del generale Carlo Alberto Dalla Chiesa (1982) e la successiva legge Rognoni-La Torre segnarono un punto di svolta.

Il Maxiprocesso e la reazione dello Stato. L'istituzione del pool antimafia a Palermo, guidato da Antonino Caponnetto e poi da Giovanni Falcone, portò al primo grande maxiprocesso (1986-87), che condannò centinaia di mafiosi. Questo dimostrò che "la mafia esiste" e può essere sconfitta, stimolando una "mobilitazione diffusa" nella società civile.

Le stragi del '92 e la riscossa civile. Le stragi di Capaci (23 maggio 1992), in cui morirono Giovanni Falcone, sua moglie e la scorta, e di via D'Amelio (19 luglio 1992), in cui fu ucciso Paolo Borsellino e la sua scorta, furono un colpo durissimo allo Stato. Tuttavia, scatenarono una "ondata emotiva di partecipazione e vicinanza" che portò a una "riscossa delle istituzioni" (operazione "Vespri siciliani", leggi sui pentiti, arresto di Totò Riina) e alla nascita di un forte movimento antimafia.

11. L'Europa, l'Euro e la Difficile Transizione (Fine '900 - Inizio '00)

L’Eurozona diventa un campo di forze in grado di prefigurare nuovi scenari anche sulla scala della competizione globale.

Il vincolo europeo come guida. Dopo la crisi del 1992-93, l'Italia si impegnò nel risanamento dei conti pubblici, vedendo nell'integrazione europea e nell'ingresso nell'Eurozona un "vincolo esterno" e un'opportunità di sviluppo. Governi come quelli di Amato, Ciampi e Prodi perseguirono politiche di rigore per allinearsi ai parametri di Maastricht, culminate nell'introduzione dell'euro.

Un successo condiviso. L'ingresso dell'Italia nell'euro (1999) fu un "traguardo inatteso" e un "successo di primaria importanza", frutto di uno "sforzo collettivo" che coinvolse governo, sindacati, Confindustria e Banca d'Italia. Questo rafforzò l'europeismo diffuso nella società italiana e la sua credibilità internazionale, sebbene la gestione del passaggio dalla lira all'euro fu accompagnata da "ombre" e aumenti incontrollati dei prezzi.

Limiti e contraddizioni. Nonostante il successo dell'euro, la "transizione italiana" rimase "incerta e controversa". La politica faticò a mantenere la coesione e la visione di lungo periodo, mentre il fallimento del progetto di una Costituzione europea (2005) e la crescente disaffezione verso l'Europa indebolirono il "sogno europeo". La "cultura del rigore" imposta dall'euro non riuscì a intaccare le "vecchie e nuove debolezze" del sistema paese.

12. La Crisi del Bipolarismo e l'Emergere di Nuove Forze (Anni '00 - '10)

La politica appare malata, vulnerabile, piegata alle ragioni di gruppi di pressione o di poteri criminali incontrastati.

Un bipolarismo fragile. Le elezioni del 2006 confermarono un "bipolarismo imperfetto" tra centrodestra (guidato da Berlusconi) e centrosinistra (guidato da Prodi), con margini di vittoria esigui e coalizioni eterogenee e litigiosità. La XV legislatura fu segnata da instabilità, con il governo Prodi II che cadde nel 2008, portando a nuove elezioni anticipate.

L'ascesa dell'antipolitica. La crescente disaffezione verso la politica tradizionale e gli scandali (come il "caso Ruby" che coinvolse Berlusconi) alimentarono il fenomeno dell'"antipolitica". Movimenti come quello di Beppe Grillo, con il "V-Day" (2007) e il "Movimento 5 Stelle", iniziarono a raccogliere consensi significativi, configurando una "discontinuità profonda" nel panorama politico italiano.

Crisi economica e governi tecnici. La grande crisi economica globale del 2007-2008 colpì duramente l'Italia, evidenziando le "tare strutturali" del paese e l'inadeguatezza della classe dirigente. La caduta del governo Berlusconi IV nel 2011, in un clima di emergenza e sotto la pressione europea, portò alla nomina del governo tecnico di Mario Monti. Questo tentativo di risanamento, pur scongiurando il default, impose "misure dolorose" e non risolse la "paralisi dei partiti", aprendo la strada a un nuovo scenario politico frammentato.

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